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Eolico 2011: l’Italia non gira, il 71% degli investimenti vola all’estero

1100 MW in più installati su territorio nazionale, principalmente dovuti a operazioni vecchie, e nuovi investimenti quasi tutti rivolti all’estero. Il settore non si rialza.

Anno nuovo vita nuova: non se si parla di eolico. I 12 mesi appena trascorsi non lasciano margine al miglioramento. Se a fine 2010, le grandi associazioni di settore come Anev e Aper lamentavano una crescita inferiore alle aspettative su territorio nazionale, (-15% rispetto al 2009, con l’installazione di 950 MW di nuova potenza eolica), le anticipazioni relative al 2011 mostrano come il trend negativo si sia ulteriormente accentuato.


Il clima di incertezza normativa che affligge da molteplici anni il comparto, denuncia Anev, rappresenta senza dubbio il fattore che maggiormente ha influito sul crollo degli investimenti nel nostro paese. Ma a dare il colpo di grazia, nell’ultimo periodo, sono stati i tagli retroattivi agli incentivi e quelli supplementari imposti dalla manovra governativa attraverso la Robin Hood Tax.

E così i player italiani hanno optato per andare a far girare le pale oltre confine: Spagna, Romania, Grecia, ma anche Nord America e America Latina. Già nel 2010, a fronte del calo del 15% di potenza installata lungo tutto lo Stivale, si era riscontrato un aumento del 22% dei MW autorizzati all’estero (dati Althesys).

Nel 2011, poi, il fenomeno è esploso: da alcune anticipazioni dell’Irex Monitor riportate nella relazione “Costi e benefici dell’eolico in Italia” presentata da Anev, emerge come il 71% degli investimenti in nuovi impianti da parte di aziende italiane che operano in questo campo sia stato effettuato all’estero, contro il 30% registrato nel 2010. Il dato è più che raddoppiato.

La situazione in Italia
Da una prima analisi dei dati relativi all’anno appena conclusosi, nonostante gli esigui capitali investiti in patria, risulta siano entrati in esercizio impianti per un totale di circa 1100 MW. Questa aggiunta ha portato la potenza installata in Italia poco sotto la soglia dei 7000 MW.

Non poco, verrebbe da dire, considerando come la potenza media annua istallata nel nostro Paese si aggiri intorno ai 1000 MW e come quanto sopra esposto rallenti il processo di crescita.

E allora dov’è l’inghippo? Il dato, spiega Anev, non va letto come il frutto di nuove operazioni ma come il risultato di installazioni pianificate in numerosi anni, finalizzatesi poi con estremo ritardo. Il caso più emblematico, continua l’associazione, riguarda l’impianto di Falck Renewables di circa 150 MW in Sardegna, che ha visto la luce dopo anni in cui si sono succedute le più disparate peripezie burocratiche. Riassumendo: buona potenza raggiunta grazie a operazioni vecchie e calo sensibile di interventi nuovi, con effetti negativi che saranno visibili nei prossimi anni.

Raggiungimento obiettivi Ue, prospettive e strategie di intervento
Nonostante non venga assolutamente messo in dubbio il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano d’Azione Nazionale (12.680 MW di potenza installata su territorio italiano al 2020), le proiezioni riferite all’anno in corso purtroppo segnalano un ulteriore deciso calo degli investimenti nel settore con conseguente accentuazione della crisi che attualmente sta già vivendo l’industria dell’eolico – afferma Anev.

Per far fronte al difficile momento e rilanciare il comparto, continua l’associazione nazionale energia dal vento, occorre intervenire con misure mirate e specifiche. In primo luogo è necessario abbreviare la durata media dell’iter autorizzativo, riportando tale lasso temporale ai 180 giorni previsti contro i 4 anni in cui è degenerato. In secondo luogo, occorre rimuove le criticità tecnologiche che derivano dalla connessione alla Rete e al dispaccio dell’energia elettrica – oggi gli impianti eolici sono in taluni casi addirittura costretti a bloccarsi per mancanza di adeguamento della rete. Infine, è d’uopo predisporre meccanismi di incentivazione adeguati a sostenere i nuovi investimenti e, purtroppo, conclude Anev, i dati che circolano nelle bozze in questo periodo sono assolutamente quanto più lontano ci possa essere per la sostenibilità di un impianto eolico.

Anticipazioni sugli incentivi
Le novità riguarderanno la graduale scomparsa dei Certificati Verdi per i vecchi impianti, sostituiti da un sistema a tariffa con sussidi proporzionali all’energia elettrica prodotta. Per gli impianti nuovi, invece, tale sistema non verrà più applicato e le quote d’incentivo verranno assegnate – per gli impianti al di sopra di una certa soglia di potenza – tramite aste al ribasso per scaglioni di potenza annualmente individuati. Per tutti gli altri impianti verrà delineato un sistema di tariffa omnicomprensiva sempre per scaglioni di potenza.

Di fronte a questo quadro, Anev richiede a gran voce l’innalzamento della quota di potenza per l’accesso alle aste competitive, attualmente individuata a 5 MW, e la revisione dei livelli di incentivazione. Per quanto riguarda, per esempio, l’eolico on-shore, le tariffe incentivanti in vigore dal 2013 - secondo le indiscrezioni che circolano tra gli addetti del settore - dovrebbero oscillare da un minimo di 118 euro al megawattora per gli impianti con una capacità superiore ai 5 MW a un massimo di 310 euro per gli impianti più piccoli, con potenza inferiore ai 20 kilowatt. Gli incentivi saranno erogati per 20 anni, durata che salirebbe a 25 qualora fossero riferiti a impianti eolici off shore.

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Sara Occhipinti

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