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Case di polistirolo, alternativa eco sostenibile o greenwashing?

E' davvero possibile considerare "sostenibile" un materiale che proviene dal ciclo produttivo degli idrocarburi? Pro e contro di una definizione.

Abitare sostenibile di Isabella Goldmann, www.megliopossibile.it - Girando nel web è capitato di leggere sull’argomento delle case in polistirolo viste come innovazione eco-compatibile per un futuro sostenibile grazie alle tecnologie a basso impatto ambientale.

Il problema è capire se fosse davvero possibile considerare “sostenibile” un materiale che proviene dal ciclo produttivo degli idrocarburi.

Certo, esiste anche il polistirolo “riciclato”, che quindi può considerarsi a “basso impatto ambientale”, ma in ogni caso non lo si può considerare un materiale “verde”. Infatti, anche se riciclato e maggiormente “sostenibile”, se così vogliamo dire, oltre all’impatto ambientale dovuto alla sua produzione, l’impiego del polistirolo come unico materiale costitutivo delle pareti di una casa comporterebbe seri  problemi per quanto riguarda la qualità degli ambienti indoor.

Sono varie le caratteristiche di cui si parla: peso ridotto, prezzo basso, trasportabilità e assemblaggio facili, elevata proprietà termoisolante, ma tutto questo, seppur vero, non si coniuga affatto con la creazione di un’abitazione salubre e sana secondo i principi dell’architettura sostenibile e del buonsenso.

Forse la definizione di “casa ecologica” è dovuta al solo scarso consumo energetico per il riscaldamento e il raffrescamento visto l’elevato coefficiente di isolamento proprio del polistirolo.

Ma la scarsa traspirazione dovuta all’omogeneità e impermeabilità del materiale impiegato porterebbe in poche ore alla creazione di abbondante condensa e in poco tempo all’apparizione di muffe se non si prevede una ventilazione naturale o meccanizzata continua.

Più corretto sarebbe definire queste soluzioni abitative come valide alternative ai tradizionali materiali di costruzione  in luoghi soggetti a rischio sismico. Non a caso, infatti, i primi prototipi di case in polistirolo sono stati realizzati in Giappone.

Si tratta di un gruppo di case a fungo costruite dalla società International Dome House Inc. Sono fatte a forma di “igloo” di circa sette metri di diametro, con uno spazio interno di 40mq. I moduli prefabbricati possono essere assemblati a piacere, con estensione e forme diverse. Tuttavia, anche se potrebbero essere utili in situazioni di emergenza abitativa, bisognerebbe prima di tutto approfondirne lo studio e la definizione tecnologica  in modo da renderli effettivamente “abitabili” e “salubri” oltre che economici e veloci da realizzare, magari impiegando materiali isolanti con un minore impatto ambientale e sostenibili davvero.

 
 
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