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Monopattini elettrici: un vuoto normativo ne impedisce l’utilizzo

Data l’incertezza normativa che riguarda questo tipo di veicoli permane il pericolo di essere fermati e sanzionati dai vigili per sospetto di non conformità.

Si parla tanto di mobilità sostenibile, di picchi si smog, inquinamento dell’aria e misure per cambiare la situazione - tragica - delle principali città italiane. Le alternative esercitate dalle autorità locali sono diverse: dai blocchi del traffico alle pollution charge, come Ecopass a Milano, dagli incentivi per la mobilità elettrica - ancora allo studio - al potenziamento del servizio di trasporto pubblico.

Ai cittadini non rimane che abbracciare la filosofia “green” e rinunciare progressivamente all'automobile: una scelta conveniente dato l’attuale costo del carburante e le spese per il mantenimento di una vettura. La prospettiva è quella di utilizzare di più i mezzi pubblici, dotandosi di un abbonamento, andare a piedi, usare la bicicletta, magari quella a pedalata assistita.

Ma anche chi, dotato di buona volontà, volesse pesare di meno sull’ambiente, scegliendo tipologie di veicoli più sostenibili, possono esserci dei problemi non indifferenti.

È questo il caso di chi, ingolosito dalle varie offerte su internet, opti per l’acquisto di un monopattino elettrico. Agile e leggero - pesa solo una trentina di chili - ha un’autonomia di 20-30 km e un tempo di ricarica di 4-5 ore; può spingersi, in condizioni ottimali, fino a una velocità massima di 40 km/h (15 in più rispetto alle biciclette a pedalata assistita) e il loro vantaggio è rappresentato dal costo che i aggira sui 380 euro.

Se la circolazione di questo tipo di veicolo è libera in aree private non soggette alla regolamentazione del Codice della Strada, per quanto riguarda il suolo pubblico, invece, la storia è diversa.

I monopattini elettrici sono disciplinati dall’articolo 190 comma 8 del CdS e sono definiti come “acceleratori di andatura”. Tuttavia, al momento, tali veicoli non trovano ancora una precisa collocazione all’interno dell’ordinamento giuridico italiano e, per questo, la loro circolazione può essere vietata.

Quello che si può dire con certezza, sostiene la Polizia Municipale di Milano, è che sia fatto divieto per tutti i tipi di monopattino circolare in strada e il divieto di transito su carreggiata è sanzionato con una multa di 24 euro. Non è nemmeno possibile utilizzare la pista ciclabile poiché, secondo la definizione del Cds, questa parte della strada è riservata esclusivamente ai velocipedi e il monopattino elettrico, come si è visto, non rientra in questa categoria.

Per quanto riguarda la circolazione su marciapiede c’è una comunicazione del Ministero dell’Interno del 10 luglio 2003, che dice che «trattandosi di acceleratori di velocità ai sensi dell’articolo 190 del CdS sono esclusi dalla possibilità di essere utilizzati sia sulla carreggiata stradale (articolo 190 comma 8), sia sul marciapiede (articolo 190, comma 9), ma in questo caso solo se tale uso possa creare situazioni di pericolo per gli altri pedoni».

In base a questa disposizione, allo stesso modo del monopattino a propulsione muscolare, anche quello elettrico potrebbe circolare sul marciapiede compatibilmente con la situazione di traffico pedonale sullo stesso. È pur vero che questa condizione è comunque vincolata alla valutazione soggettiva del vigile.

Data l’incertezza normativa che riguarda questo tipo di veicolo, sottolinea la Polizia Municipale di Milano, permane il pericolo di blocco da parte di un vigile, che potrebbe contestare l’utilizzo del veicolo per sospetto di non conformità e applicare, anche in questo caso, una sanzione per divieto di circolazione su marciapiede.

Nel caso in cui, poi, si verifichi un incidente, ad esempio uno scontro con un pedone, la situazione potrebbe complicarsi e si incorrerebbe di sicuro in una sanzione.

Al momento, non è ancora prevista un intervento del legislatore in merito a questo tipo di veicoli e questo, tra l'altro, a causa del loro ancora esiguo numero sulle strade italiane. Se la loro diffusione dovesse aumentare, dicono dalla Polizia di Milano, è possibile che si legiferi in materia.

Un’opzione è quella di omologare il monopattino elettrico e farlo riconoscere come ciclomotore. A quel punto, però, sarebbe obbligatorio dotarlo di libretto di circolazione, targa, bollo, assicurazione e bisognerebbe essere dotati di patentino e utilizzare il casco. In alternativa, facendo bloccare la potenza del veicolo in modo che non superi la velocità di 25 km/h, si potrebbe farlo rientrare nella categoria dei velocipedi e pertanto non dovrebbe essere sottoposto ad accertamento dei requisiti di idoneità alla circolazione o omologazione per essere ammesso alla circolazione.

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Alice Dutto

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