Secondo i sondaggi, il 70% degli italiani non sa che il 12 e 13 giugno si voteranno i referendum sull’acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. Per raggiungere il quorum (50%+1 degli aventi diritto al voto) è necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di italiani ed è per questo che i comitati referendari per far circolare il messaggio.
Questo a partire da facebook, dove già da tempo sono partiti gruppi e iniziative di sensibilizzazione che sono stati ripresi sugli status di molte persone. Bisogna però sottolineare che i mezzi di comunicazione sono molto diversi e se su internet i comitati referendari e gli stessi cittadini sono molto attivi - grazie anche al fatto della gratuità dell’utilizzo del mezzo - non si può dire la stessa cosa degli altri media.
I mezzi classici - televisione, radio, carta stampata e affissioni - sottostanno a regole diverse, dal momento che hanno un potere di diffusione maggiore.
Per questo è di grande importanza l’approvazione del Regolamento sulla par condicio della campagna referendaria da parte della Vigilanza Rai. Un atto dovuto e previsto dalla legge che però è avvenuto con un mese di ritardo a causa della mancanza (per ben sette volte) del numero legale per la votazione, originata dall’assenza dei componenti del centro-destra.
Il regolamento obbliga il servizio pubblico a:
«Un atto indecentemente rinviato fino a oggi per ridurre al minimo i tempi della campagna referendaria - commenta il Comitato Promotore 2 Sì per l'Acqua Bene Comune -. Adesso ci aspettiamo di vedere in Rai gli spot sui referendum e, nel più breve tempo possibile, gli spazi autogestiti e le tribune referendarie».
Hanno votato a favore degli undici articoli del testo sia la maggioranza, sia l’opposizione, con l’unico voto contrario del radicale Marco Beltrandi.
La sua obiezione, infatti, parte dal fatto che il documento sarà valido solo a partire dalla fine di maggio: «oltre al danno derivante dal fatto che per un mese la Rai non ha trasmesso questi spot - si è lamentato Beltrandi - ora si aggiunge la beffa di un regolamento che, in contrasto con la legge, fa scattare l’obbligo soltanto per la fine del mese. Tra l’altro è troppo restrittivo nella parte in cui decide gli aventi diritto alla tribune referendarie, mette l’obbligo di due parlamentari quando ne è sempre bastato uno».
Il fatto è che «la Rai - ha spiegato Antonello Falomi, consulente dei Comitati Referendari - avrebbe potuto garantire lo stesso l’informazione sui referendum, a prescindere dall’approvazione deò regolamento. Così come ha applicato, prima del voto, l’unica clausola negativa. Il regolamento, infatti prevede una volta approvato che l’informazione sui referendum resti nei confini previsti». Ed è proprio per questo che sul palco di San Giovanni il primo maggio è stato fatto firmare agli artisti l’impegno a non parlare del referendum.
Comunque sia, «Da oggi nessuno ha più alibi, ad iniziare dalla Rai, che è stata inadempiente» ha commentato Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza.
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