Il riciclo della plastica è una manna dal cielo per l’economia e per l’ambiente. Oltre a fatturare 700 milioni di euro annui, il settore permette il risparmio di oltre 3 milioni di tonnellate di Co2. E gli italiani prendono la questione molto seriamente, nel solo 2011 la raccolta di bottiglie, vasetti e similari ha raggiunto le 650 mila tonnellate (dato Corepla, Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero di rifiuti di imballaggi in plastica).
Ma cosa succede dopo aver riposto i sacchi trasparenti pieni di rifiuti in plastica fuori dal cancello? Il percorso è lungo e articolato. Va specificato, infatti, che - esistendo varie tipologie di plastica - il trattamento di selezione è molto più complesso rispetto a quello di qualsiasi altro materiale (per esempio del vetro).
In primo luogo, sottolinea il Corriere della Sera, un cilindro rotante seleziona il contenuto dei cassonetti, smistando sacchetti e materiale volatile da bottiglie e flaconi. Poi, raggi infrarossi dividono le plastiche in base al polimero e una selezione manuale garantisce che i componenti raccolti in ogni balla siano omogenei.
Ogni mese, con un’asta telematica, la plastica così suddivisa viene acquistata dai riciclatori e avviata alla seconda fase di lavorazione: ciascuna balla viene smontata, prelavata – in modo da eliminare le impurità (etichette comprese) - e ripulita di tutte le eventuali parti metalliche. Viene poi tritata, sciacquata, centrifugata, essiccata e nuovamente tritata in scaglie finissime o in granuli a seconda del polimero.
Con questo processo, spiega il presidente di Corepla, Giuseppe Rossi, al prestigioso quotidiano: «Tutta la plastica che buttiamo nei cassonetti torna a vivere sotto altre forme: le bottiglie in Pet possono diventare tessuto, fodere per abiti o pile, mentre il polipropilene, il famoso Moplen, può trasformarsi in reti da pesca, in cavi, funi. E i flaconi dei detersivi, che sono in polietilene ad alta densità, sono riconvertiti in tubazioni per le fognature o isolanti per l’edilizia. Oppure tornano a essere flaconi. La plastica è per sua stessa natura una risorsa: se raccolta e riciclata correttamente restituisce tutto il potere del petrolio». (Di cui è costituita per il 99%, l’1% è rappresentato invece dai pigmenti per la colorazione).
Ed è proprio vero che della plastica scartata non si butta via nulla. Sebbene un buon 40% della mole complessiva - quello che dagli addetti ai lavori è chiamato “misto” - non possa essere sottoposto al processo di riciclo, viene comunque recuperato grazie al potere energetico della plastica e trasformato in combustibile alternativo alle fonti fossili, destinato soprattutto ai cementifici e agli impianti per la produzione di energia.
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