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Meduse: invasione estiva assicurata, le colonie già avvistate

Cambiamento climatico, riduzione dei pesci che se ne cibavano. Le meduse diventano una presenza stabile per le coste italiane.

Mare più vacanze uguale meduse. Quest’inverno il numero e la consistenza dei banchi trasportati dalle correnti nel Mediterraneo si è un po’ ridotto rispetto al 2010, ma nonostante questo gli esperti prevedono l’ennesima estate difficile. E andrà sempre peggio a giudicare da quello che sostengono gli studiosi. La medusa è un animale straordinariamente resiliente e questo la rende vincente in questa fase evolutiva. Il passaggio da un mare pieno di pesci a uno pieno di meduse pare quasi inevitabile, considerati alcuni dati di contesto. Il riscaldamento globale allunga la stagione riproduttiva e produce popolazioni di grandi dimensioni; così se prima le esplosioni di meduse avvenivano ogni 12 anni e duravano circa 4, ora si procede senza interruzioni. Altro fattore scatenante la maggiore piovosità, che riversa in mare più acqua dolce. Ma concorre in maniera sensibile al fenomeno anche la diminuzione delle tartarughe e delle altre specie ittiche dette “mangia-meduse”.

 
Le mappe che aggiornano sugli avvistamenti lungo i nostri mari suggeriscono che ci sono zone più battute, con inevitabili addensamenti causati da venti e correnti, anse, e alcune presenze sono quanto meno ricorrenti in molte zone costiere italiane. Ma non c’è tratto dei nostri lidi che si possa ritenere del tutto immune dal fenomeno. Certo, qualche probabilità in più di doversi misurare con questa specie in crescente proliferazione la si corre nell’alto Adriatico, nella vasta area del Golfo di Venezia e poi giù fino ad Ancona, e quindi nel tacco d’Italia dal Gargano all’arco ionico. Nel Tirreno sono più a rischio le acque vicino allo Stretto di Messina, ma anche quelle da Mondello a Ustica e quindi, risalendo sullo stesso versante, le coste antistanti Procida, Ponza e poi davanti all’Argentario, Livorno e quindi fino alla riviera ligure, specialmente di Levante.
 
Già presenti all’appello, a maggio, molte delle specie urticanti già note ai bagnanti dei nostri lidi: pare dominare la scena la piccola e classica Pelagia; la Salpa presente vicino a Palermo, non è urticante, come del resto non lo è la Velella, spiaggiatasi in grandi quantità questo inverno nel golfo di Savona. L’Aurelia, invece, in grandi branchi, moderatamente urticante solo se le si vanno a spezzare i tentacoli, è stata avvistata nel golfo di Venezia e, in particolare, tra Monfalcone e Trieste. Le specie realmente “pericolose” in Mediterraneo, secondo Nando Boero, docente all’Università del Salento che nel 2009 ha lanciato l’iniziativa di monitoraggio “Occhio alla medusa”, sono poche: oltre alla frequente Pelagia, le più rare, nei mari italiani Chrysaora e Physalia. Nel Mare Nostrum ospitano popolazioni permanenti di meduse la Laguna di Varano in Italia, Meleda (vicino a Ragusa, in Croazia) e il Lago di Butrinto (in Albania).
 
medusa
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