Più o meno 2 mesi fa l’allarme dell’Ue: senza alcun intervento circa il 25% delle specie a noi note da qui a breve termine potrebbe scomparire. Nasceva così l’impegno di portare a termine 6 obiettivi entro il 2020 volti alla tutela delle specie e degli ecosistemi.
Ma la situazione è ancora più drammatica di quanto prospettato finora. Scienziati ed esperti internazionali, coordinati da Jim Estes dell’Università della California a Santa Cruz, lanciano un ben più preoccupante allarme su Science: le popolazioni di leoni, lupi, leopardi, squali - i grandi predatori del pianeta - si stanno riducendo a una velocità così impressionante da far stimare in atto la "sesta estinzione di massa'' nella storia della Terra.
Secondo i ricercatori si tratta del "più profondo impatto che l'uomo abbia mai avuto sulla natura". Lo studio ha analizzato le ricerche più recenti sugli ecosistemi e rileva come gli effetti del declino dei predatori siano catastrofici e si ripercuotano a cascata su tutta la flora, la fauna e gli habitat esistenti.
Per esempio, aumentano le specie invasive, si diffondono malattie infettive, avvengono cambiamenti nel suolo, nella qualità dell'acqua, nell'atmosfera e nella vegetazione – con la conseguente diminuzione del sequestro di anidride carbonica.
Responsabili del declino dei predatori, secondo lo studio, sono la caccia e la frammentazione degli habitat. E le perdite sono drammatiche anche nella popolazione dei grandi erbivori come elefanti e bisonti.
Il declino degli animali che si trovano in cima alla catena alimentare - fanno notare i ricercatori - ha innescato negli ecosistemi una catena di effetti negativi che si riversano ai livelli più bassi, distruggendo molte altre specie sia vegetali si animali.
I ricercatori citano molti esempi di questo effetto a cascata. Il caso dell'eliminazione dei lupi dal parco nazionale di Yellowstone, sottolineano, ha portato alla crescita incontrollata delle alci, che hanno in parte distrutto pioppi e salici salvati solo dalla reintroduzione dei predatori.
In alcune zone dell'Africa, poi, la riduzione di leoni e leopardi ha permesso ai babbuini di proliferare senza controllo, aumentando i contatti con la popolazione e causando alti tassi di malattie dovute ai parassiti intestinali sia nella popolazione sia nei babbuini. In alcune zone degli oceani invece, il declino degli squali ha causato l'esplosione di un tipo di razza che sta facendo collassare i crostacei.
La scoperta concludono i ricercatori ha profonde implicazioni per la conservazione: «lo studio indica che per risanare gli ecosistemi - ha osservato Estes - si devono reintrodurre su larga scala i grandi predatori perché gli effetti della loro presenza sono fondamentali».
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