Inquinamento, deforestazione, perdita di habitat, specie animali portate all’estinzione, sottrazione di terreni all’agricoltura, negazione dei diritti umani, sfruttamento e stravolgimento degli stili di vita delle comunità indigene: sono alcune componenti del “fardello ecologico” che il mercato, attraverso le filiere produttive di moltissimi prodotti che entrano nella nostra vita quotidiana, trasferisce sulle nostre tavole, nei nostri armadi, nel serbatoio delle auto, sui banchi di scuola o sulle scrivanie a lavoro. A puntare l’attenzione sull’importanza di ridurre questo pesantissimo impatto ambientale è il nuovo studio WWF – SERI (Sustainable Europe Research Institute) “Market Transformation - Sostenibilità e mercati delle risorse primarie” che si inserisce nella Roadmap verso RIO+20.
Oltre a fornire dati e stime sullo scenario italiano e globale,
WWF e
SERI hanno concentrato la propria analisi sulle
importazioni italiane di caffè, carta e pasta di carta, cotone e olio di palma, quattro risorse che sono collegate a settori industriali strategici del
mercato italiano, il tessile, l’alimentare e il cartario. Secondo il rapporto "Market Transformation", dal1980 al 2007 l’estrazione di
risorse vergini a livello globale è passata da 15 miliardi di tonnellate a oltre 20 miliardi tonnellate annue con 35 aree prioritarie per la tutela della
biodiversità individuate dal WWF, dal Mediterraneo al Bacino del Congo, dai Mari Antartici ai Mari dell’Artico fino alle Galapagos, minacciate progressivamente da attività produttive, quali allevamenti e colture estensive, sovrasfruttamento degli
stock ittici e acquacoltura.
Un impatto nel quale, come accennato sopra, anche il mercato italiano gioca un ruolo importante, con 944 imprese impegnate nel settore del caffè, tra cui, come sottolinea lo studio, marchi come Lavazza, Zanetti e Illy; 4.181 imprese nel settore cartario, come il Gruppo Sofidel, secondo gruppo europeo nel mercato tissue; e ben 18.798 imprese impegnate nella filatura e tessitura oltre alle 36.200 legate alla confezione di abbigliamento, mentre la produzione di olio di palma coinvolge marchi italiani di rilevanza internazionale come ENI per i biocombustibili e Autogrill, Ferrero o Barilla per i prodotti alimentari, solo considerando le quattro commodities analizzate nel rapporto.
Proprio a partire da questa consapevolezza, il report propone soluzioni per trasformare il mercato, promuovendo fonti e
filiere sostenibili di produzione delle risorse primarie con il coinvolgimento di imprese, istituzioni e cittadini. Una sorta di “vademecum” di proposte specifiche, che vanno dall’adesione a
standard di sostenibilità per l’approvvigionamento responsabile e
sistemi di certificazione internazionalmente riconosciuti (come il
Forest Stewardship Council-FSC) all’abolizione delle tariffe sull’importazione di materie certificate, dal trasferimento della pressione fiscale dalla forza - lavoro all’uso delle risorse naturali alle attività di policy fino al consumo consapevole.
Secondo il WWF, per porsi concretamente sulla strada della
sostenibilità, l’Italia, insieme con l’Unione Europea, entro il 2030 dovrà ridurre a zero la
domanda di terreno “nascosta” nelle proprie importazioni ed entro il 2050 ridurre dell’80% i propri
prelievi diretti e indiretti di materiali utilizzati, del 95% le emissioni di
gas serra e portare la propria
impronta idrica a meno del 10
% delle riserve disponibili. Con l’obiettivo di ridurre il proprio "fardello ecologico" fino a un decimo dei valori attuali entro pochi decenni.
L’Italia ha bisogno quindi di un movimento innovativo che rilanci in chiave di sostenibilità gli aspetti migliori del “made in Italy”, all’interno di un mercato globale minato da crisi economica e "dumping" ambientale: nessuna eccellenza, infatti, può più escludere dalla propria filiera produttiva standard di qualità certificati che testimonino il rispetto dell’ambiente e delle sue risorse e la riduzione degli impatti sociali negativi. Data la concentrazione territoriale delle piccole e medie imprese, caratteristica del tessuto produttivo italiano, secondo il WWF è indispensabile anche sviluppare iniziative dedicate ai distretti industriali, puntando sulle risorse locali e sull’eco-innovazione, con il coinvolgimento di associazioni imprenditoriali, società civile e centri di ricerca.