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Amazzonia deforestata per la domanda di ghisa del settore automobilistico

Greenpeace blocca un cargo di ghisa diretto in Usa: per produrre questo materiale vicino all’acciaio e richiesto dal settore automobilistico il Brasile sta distruggendo l’Amazzonia.

Una nuova azione di Greenpeace attira l’attenzione internazionale sul traffico di ghisa, materiale di transizione nella filiera dell’acciaio, per la cui produzione il Brasile sta distruggendo grosse porzioni di foresta amazzonica: gli attivisti hanno bloccato un cargo nel porto brasiliano di Sao Lius pronto a salpare per l’America.

L’associazione ambientalista interviene così denunciando le attività produttive alla base della deforestazione: sembra infatti che le fonderie brasiliane consumino enormi quantità di carbone da legna. Questa attività sarebbe supportata da alcune aziende del settore automobilistico che, secondo quanto emerso dal nuovo report di Greenpeace, sarebbero alla base dell’ingente domanda di questo materiale. Tra i grandi nomi spiccano Ford, GM, Mercedes e BMW.

L'azione - conferma l’associazione - fa seguito a ulteriori denunce degli ecologisti, secondo cui il trasporto della merce, oltre a provocare il disboscamento di quella zona della foresta amazzonica, sarebbe legato anche a fenomeni di sfruttamento dei lavoratori.

L’attivista brasiliano Elissama Menezes de Oliveira commenta dalla nave per trasporto merci a cui si è incatenato: «Dilma deve proteggere l'Amazzonia e le persone che da essa dipendono vietando la deforestazione, la schiavitù e l'invasione delle terre indigene».

Per fermare la distruzione della foresta gli ambientalisti non hanno infatti esitato a incatenarsi al cargo in partenza, costringendolo a fermarsi nel porto di Sao Luis (vedi gallery): Greenpeace chiede che le aziende del settore automobilistico coinvolte implementino nuove politiche in grado di escludere l'uso di qualsiasi prodotto legato alla deforestazione e al lavoro schiavile.

L’iniziativa di protesta, non dimentichiamolo, arriva a pochi giorni dall'approvazione da parte del Congresso brasiliano del nuovo Codice forestale e a poche settimane dall'inizio dal vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità in calendario a Rio de Jainero per il 20 – 22 giugno. Come anticipato in un precedente articolo, il Codice, a giudizio degli ambientalisti, «rischia di mettere in ginocchio l'Amazzonia e gli impegni presi dal Brasile per porre fine alla deforestazione e mitigare i cambiamenti climatici».

A questo proposito Chiara Campione, responsabile campagna Foreste di Greenpeace Italia, ha le idee chiare: «La presidente del Brasile, Dilma Rousseff, «dovrebbe fare ciò che milioni di brasiliani le chiedono da mesi: porre un veto a questa legge pericolosissima per l'Amazzonia».

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