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Aeroporti e inquinamento acustico: più tutela per i cittadini

Vivere nelle vicinanze di un aeroporto può rivelarsi un incubo: rumori a tutte le ore e inquinamento, ma gli Stati dell’Unione possono intervenire.

In Europa vige la direttiva 2002/30, volta a contrastare l’inquinamento acustico negli aeroporti dell’Unione: prevede la misurazione delle emissioni acustiche degli aeromobili alla fonte (quindi presso il velivolo). Ciò però comporta che le prescrizioni della direttiva non interessino i centri abitati: la direttiva europea prescrive solo dei valori limite da rilevare presso l’aeroplano, non a terra.

 
Grazie a Pedro Cruz Villalón, avvocato generale della Corte di Giustizia Europea, è però stato affermato il diritto degli Stati membri ad una disciplina interna, in grado di stabilire dei valori limite da rispettare sul suolo: «nelle aree urbane vicine agli aeroporti, gli Stati possono sanzionare il superamento dei livelli massimi delle emissioni acustiche misurate al suolo». Ciò significa che uno Stato è libero, e anzi, dovrebbe organizzarsi nel tutelare i propri cittadini, andando a misurare e controllare l’inquinamento acustico nei centri urbani prossimi ad un aeroporto.
 
In questo senso si garantisce il rispetto di diritti fondamentali quali la tutela dell’ambiente e dei cittadini: l’inquinamento acustico rilevato intorno ad un aereo può essere e norma, ma rivelarsi invece sopra la soglia limite nelle aree urbane adiacenti.
 
La presa di posizione dell’avvocato Generale ricorda dunque i principi stabiliti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: il diritto alla vita privata e familiare e alla tutela dell’ambiente.
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